Che cos'è la Maiolica Arcaica?
Quando si parla di Maiolica Arcaica, si parla di una delle forme più caratteristiche della ceramica italiana medievale. Ma il nome stesso racconta già qualcosa della sua storia.
Perché si chiama “Maiolica Arcaica”?
La parola maiolica è legata alla storia dei commerci nel Mediterraneo e viene tradizionalmente collegata a Maiorca, una delle isole Baleari attraverso cui arrivavano in Italia ceramiche provenienti dal mondo islamico e ispano-moresco.
“Arcaica”, invece, non significa semplicemente “molto antica”. Il termine fu utilizzato dagli studiosi per indicare una delle prime fasi della maiolica italiana, riprendendo una denominazione già utilizzata per distinguere le fasi più antiche della ceramica greca.
La Maiolica Arcaica si sviluppa nell’Italia centro-settentrionale a partire dal XIII secolo, in un momento in cui le tecniche della ceramica a smalto stannifero cominciano a diffondersi e a essere elaborate in diverse aree della penisola.
La Maiolica dell'Alto Lazio
Nell’area dell’Alto Lazio, questa tradizione trova importanti centri di produzione e dà vita a una produzione particolarmente ricca di forme e decorazioni.
Non esiste un unico repertorio rigido di forme e decorazioni. I motivi circolano, vengono ripresi e reinterpretati, cambiano da una bottega all’altra e si adattano al gusto e alla cultura del territorio.
Decorazioni geometriche, motivi vegetali, animali, figure fantastiche, simboli religiosi ed elementi araldici si incontrano in oggetti che non erano nati solo per essere guardati.
Una ceramica fatta per essere usata
La Maiolica Arcaica era soprattutto una ceramica da mensa.
Ciotole, catini, brocche, boccali e altri recipienti facevano parte della vita quotidiana. Erano oggetti destinati a contenere, servire, mangiare e bere.

Questo aspetto è importante perché cambia il modo in cui possiamo guardare oggi questi manufatti.
Dietro una superficie decorata c’è innanzitutto un oggetto che doveva funzionare. La forma di una ciotola doveva essere adatta a essere impugnata e utilizzata; una brocca doveva poter contenere e versare; un boccale doveva essere comodo da prendere.
La decorazione interveniva su una forma che aveva già una sua funzione.
Ed è proprio qui che comincia una delle cose più interessanti della Maiolica Arcaica.
Perché proprio il verde rame e il bruno manganese?
Se c’è una combinazione di colori che associamo immediatamente alla Maiolica Arcaica, è quella del verde ramina e del bruno manganese.
Il fondo chiaro e opaco è ottenuto grazie allo smalto stannifero, sul quale vengono dipinte le decorazioni. Il verde deriva dai composti del rame, mentre il bruno è legato al manganese.
Questi colori sono il risultato di una tecnica e di materiali che i ceramisti conoscevano e utilizzavano. Il rame e il manganese erano presenti in diverse aree della penisola italiana e facevano parte del mondo minerale con cui i ceramisti potevano entrare in rapporto.
Anche la tavolozza, però, non è rimasta sempre identica. Nelle produzioni più antiche compaiono anche altre tonalità, tra cui il giallo ottenuto dal ferro. Con il tempo, il contrasto tra il fondo chiaro, il verde e il bruno diventa sempre più caratteristico: una tavolozza relativamente semplice, ma estremamente riconoscibile.
Quando il decoro incontra la forma
Il decoro non viene semplicemente applicato alla forma: spesso è la forma stessa a determinare il modo in cui il decoro viene costruito.
Una ciotola non è una tela. Un piatto non è una superficie piana. Un boccale ha una curva, un bordo, un restringimento, un’ansa.
Chi decora deve lavorare con tutto questo.
Un motivo può quindi allungarsi per seguire una parete, incurvarsi, ripetersi lungo una fascia, interrompersi davanti a un bordo o trasformarsi per adattarsi allo spazio disponibile.
La decorazione e la forma finiscono per diventare due parti della stessa cosa.
Questo è particolarmente evidente quando si osservano i motivi geometrici. Trecce, fasce, graticci, linee e intrecci non servono soltanto a decorare: aiutano a organizzare la superficie, a dividerla e a darle un ritmo.
Ma cosa succede quando nello spazio deve entrare una figura?
Il vuoto e le figure fantastiche
Guardando molta arte medievale si ha la sensazione che il vuoto non sia semplicemente uno spazio da lasciare vuoto.
Superfici, margini e campi decorativi vengono spesso organizzati attraverso figure, segni e ornamenti. È questa tendenza che viene spesso descritta con l’espressione horror vacui, “paura del vuoto”.
Nell’arte medievale il problema è molto concreto: come organizzare lo spazio che abbiamo a disposizione?
In ceramica, il problema diventa ancora più evidente: la superficie a disposizione è determinata dalla forma del recipiente. Se una figura deve entrarci, deve adattarsi a quella forma.
E così una figura può allungarsi, incurvarsi, diventare più piccola o più grande, piegarsi su se stessa.
È anche in questo rapporto tra figura e spazio che possiamo comprendere meglio la presenza, nell’arte e nell’arte ceramica medievale, di animali fantastici, creature ibride e figure grottesche. Non tutto deve necessariamente imitare fedelmente ciò che esiste nel mondo reale.
La figura deve anche funzionare dentro lo spazio che la contiene.
E questo produce un mondo di immagini sorprendentemente libero, nel quale animali, uomini, piante e creature fantastiche possono essere trasformati e ricombinati.
Un linguaggio fatto di segni
Il decoratore medievale non racconta necessariamente attraverso grandi scene. Il suo è un linguaggio fatto di segni, di figure, di elementi che possono essere riconosciuti e messi in relazione tra loro.

La dimensione religiosa è particolarmente importante. Molte immagini rimandano alla Bibbia, alla vita di Cristo, ai santi o alla simbologia cristiana. Una scena può essere raccontata attraverso una figura, oppure attraverso una serie di segni che, messi insieme, diventano riconoscibili. Una croce, un agnello, gli strumenti della Passione possono essere sufficienti a richiamare un racconto molto più ampio di quello che materialmente occupa la superficie del recipiente.
Ma il significato non passa soltanto attraverso immagini esplicite. Può essere affidato anche alla ripetizione, alla disposizione, al numero, alla simmetria, alla posizione di un elemento rispetto agli altri. Quello che a noi può apparire come un insieme fitto di segni può quindi essere costruito secondo un ordine preciso.
Ed è qui che quella che oggi potremmo considerare una decorazione ingenua, nel tratto e nella rappresentazione delle figure, diventa tutt'altro che ingenua nel significato.
Le immagini medievali seguono convenzioni che permettono a chi le guarda di riconoscerle e interpretarle. Anche quando il disegno sembra essenziale, la scelta di una figura, della sua posizione o della sua combinazione con altre non è necessariamente casuale, e la possibilità che un'immagine rimandi a qualcosa oltre ciò che rappresenta è parte integrante di quella cultura visiva.
Dentro quello che può sembrare un caos di figure, intrecci e ornamenti, quindi, niente è necessariamente lasciato al caso. La forma del recipiente, lo spazio disponibile, il ritmo della decorazione e il significato delle immagini concorrono a costruire un unico sistema.
La nostra Maiolica Arcaica
È anche da questo linguaggio che partiamo nel nostro lavoro.
Non cerchiamo di riprodurre semplicemente un oggetto medievale, né di trasferire su una forma contemporanea un repertorio di immagini già pronto. Studiare la Maiolica Arcaica significa soprattutto osservare come forma, segno e significato possano costruire insieme un oggetto.
Per noi la decorazione nasce dal rapporto con la forma: dalle sue curve, dagli spazi che crea e dal modo in cui il disegno può seguirli, interrompersi, ripetersi o cambiare.
È una tradizione che non consideriamo qualcosa di immobile, ma un linguaggio che può essere studiato, interpretato e nuovamente trasformato.